Oggi pomeriggio ha piovuto e me ne sono accorta solo ora, aprendo la finestra. Adoro il profumo dell' aria post pioggia...
Gli eventi di questi ultimi giorni sono stati davvero pessimi e non penso di raccontarli, tuttavia qualcosa di bello c'è stato e per questo devo ringraziare una persona speciale che leggendo, sicuramente, capirà.
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Il fantastico mondo degli
elfi e delle fate
di Ditte e Giovanni Bandini |
Ho passato quasi tutto il pomeriggio a leggere un libro che avevo comprato al mercatino dell' usato molto tempo fa ma che non avevo mai iniziato e sono rimasta piacevolmente sorpresa dal suo contenuto: tratta di fate, elfi e del piccolo popolo in generale in un modo per niente banale e davvero coinvolgente, inserendo numerosi racconti e piccole storie adorabili. Voglio condividere una di queste storie, che su internet sembra non esistere (almeno in italiano).
Molti, molti anni fa, vi era un giardino qui nei pressi, in cui vivevano anche alcune fate. Certamente tu sai che esistono fate assai grandi, proprio come gli uomini, con lunghi capelli e ali luminose come stelle. Invece le fate di cui voglio parlarti sono minuscole come un' unghia, portano abitini colorati e sono sempre allegre. Ma chi è così piccolo deve fare grande attenzione a non essere calpestato da animali e uccelli quando si trova nel giardino. Non che questi animali siano cattivi e vogliano fare del male alle fate. No, no, è solo per disattenzione che i grandi danneggiano i piccoli senza volerlo. Perciò i piccoli devono fare grande attenzione e cercarsi un posto sicuro dove poter vivere in pace. Le nostre fate perciò cercarono e cercarono, scivolarono dalle foglie bagnate e rischiarono di affogare nelle gocce di rugiada dei grandi fiori, finché scoprirono in mezzo al giardino quel meraviglioso fiore che gli uomini chiamano «rosa». Ah, era una vera gioia assaporare il miele da quel fiore e poi nascondersi in mezzo ai suoi numerosi petali. E poi lì si poteva dormire bene e al sicuro, perché i petali sono compatti e fitti, e così le piccole fate potevano reggersi bene senza cadere quando il vento forte scrollava il fiore. Così le piccole fate si rallegravano di aver finalmente trovato una casa in cui stavano davvero bene, e giocavano a nascondino nel fiore, facevano l' altalena e cantavano canzoni di fate. Sarebbero state davvero molto felici se non ci fossero stati i troll, dei tipi loschi che ogni sera cercavano di scuotere gli steli delle rose fino a che le piccole fate cadevano giù. E quando cadevano a terra, le irritavano giocando loro brutti tiri. Era una cosa veramente meschina, ma c'è sempre qualcuno che non sopporta che gli altri siano felici.
Così le fate si riunirono per decidere che cosa fare: dovevano lasciare i loro fiori e cercarsi un' altra casa? I troll dovevano raggiungere il loro scopo solo perché erano più forti?
No, era ingiusto, e così le fate escogitarono un piano: il giorno dopo, quando il solo fosse stato alto nel cielo e gli uccelli avessero cantato, loro sarebbero andate nel bosco e avrebbero raccolto delle castagne. Con, grande fatica staccarono le spine dal guscio e le attaccarono agli steli delle rose con del succo di tasso. Fu un lavoro faticoso per le piccole fate, ma ne valse la pena: quando la sera i troll cercarono di scuotere i gambi per far cadere le fate dai fiori, si punsero le manine, scapparono via gridando e da quel giorno lasciarono le fate in pace.
E da allora le rose hanno le spine, e talvolta fra i petali puoi ancora trovare una piccola fata. In questo caso, lasciala dormire tranquilla.
Paul Eitner